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Rugby
Non posso che gongolare per questo inizio di Campionato che prepara le celebrazioni del 40ennale del RUGB Y ORIOLO in conformità col nostro stile: Fatti, non parole.
L’aver espugnato l’ostico campo della valorosa Torvajanica mi fa capire che il fatto di tornare a competere col Civitavecchia e già domenica prossima in casa il Civita Castellana (ACCORRETE A SOSTENERCI!!!) non sarà solo un’alchimia della riformulazione dei campionati da parte del Comitato Federale, quanto un giusto riconoscimento da parte di quel destino che ci stiamo costruendo ogni giorno, col nostro impegno.Perché quello che dico ai ragazzi è che il Rugby Oriolo sono loro che stanno sul campo e giocano la partita, portando avanti una bandiera nella quale ancora si riconoscono.
Ovviamente prendiamo il meglio della nostra storia e lo poniamo a fondamento, ad esempio perché ci dia forza e sicurezza della nostra capacità di fare, come quella volta in cui andammo a Latina in 13 di cui 2 infortunati gravi (1 pilone con l’ernia e un mediano d’apertura con 2 costole rotte) e vincemmo 30 a 12, permettendoci diversi carrettini e trascinando la mischia avversaria per decine di metri: eravamo 2 in meno ed io ero tallonatore.
L’analisi di dati oggettivi depone a favore del profitto di questa gestione ad opera di un qualificato staff tecnico: si avvicinano nuovi ragazzi anche stranieri e quando vado al campo godo di quello spettacolo dei ragazzi che sudando si divertono, il meglio che lo sport sa offrire.
Medito ciò alla luce delle considerazioni sulla improponibilità della candidatura di Nagasaki ed Hiroshima che per quanto eccezionali comporterebbero la divisione del villaggio olimpico che rappresenta l’unione dei popoli, dove gli sportivi vivono un’esperienza magica senza le divisioni che vivono le loro nazioni: illuminante ed emozionante è stata la testimonianza di un arbitro di scherma della provincia di Viterbo che ha partecipato lo scorso anno ad una manifestazione del Coni Provinciale.
In questi giorni lo sport piange Castagnetti, l’allenatore di nuoto che ha forgiato i nostri atleti olimpionici e aveva saputo creare intorno a se un ambiente idoneo a lavorare e far crescere i suoi ragazzi, per i quali era molto di più di un tecnico: la Pellegrini l’ha saputo esprimere in maniera commovente.
Ecco, immagino che ci siano tante cose più serie da fare che mettere su una squadretta, ma posso affermare per esperienza personale che la solidarietà che mi è stata espressa in un frangente che ha colpito la mia famiglia, ricevuta si da parte dei parenti, dei colleghi e dagli amici della vita, ma in particolare il calore della vicinanza che ho sentito da parte dei miei ragazzi, dei consiglieri e dei tecnici dell’Oriolo, oltre ad amici Old di Civitavecchia e Civita Castellana posso affermare che è stata un prezioso conforto.
Questo credo che sia il segno tangibile di Essere Squadra e non è mai scontato che ci sia, anzi..ma in questo caso è stata una valida conferma e spero che sia il segno che gli “aperitivi a sorpresa” dopo le partite diventino una consuetudine del Rugby Oriolo, perché sono occasioni in cui si dimostra al giocatore ed alla sua famiglia l’essenza dello stare insieme e sono occasioni eccezionali per chiarirsi e parlare a cuore aperto su eventuali possibili miglioramenti dell’ambiente.
Io gli allenamenti in tre sul campo li ho fatti (una volta in due, io e l’allenatore Andrea Lioi, ma ci scappò una corsa per le nostre campagne memorabile..) e so che senso di desolazione puoi provare a chiederti perché non ci stanno gli altri.. oppure a macinare decine di chilometri per vivere la tua passione altrove perché non c’è più sotto casa e stai pure più lontano dalla famiglia, pur portando una maglia che anche se senti tua comunque ti ospita, perché voi un giorno vuoi tornare a vestire quella della tua Squadra e grazie a Sebastiano e tanti altri oggi questo miracolo s’è avverato..
Mauro Fiori Presidente
P.S. E’ vero che abbiamo Scrocchio, la nuova mascotte della Sezione Rugby della Polisportiva Oriolo (come dicono certi pignoli..), ma non è parlante tipo Pasquino a Roma: che fine ha fatto Mario EFFE oltre che fare da marchetta agli articoli d’Armandino???